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Bongo di Aidovscina
Che ci fa un pezzo di Centro America in mezzo alla Slovenia? Che ci fa un attore zeroteatrino in un piccolo paese da favola?
Bongo, migrato per amore in questo "pueblo" sloveno, si inserisce in una nostra azione con energia scimmiesca ed elettrice.
Quando i suoi, dal Mexico, sono venuti a trovarlo hanno capito perché non è oiù venuto via. Questo paese in mezzo alle montagne ha un'energia particolare, che neanche io so spiegare allora vi dico andate a vederla.
Ljubljana per me è un po' come Venezia: talmente bella che riesco a superare l'allergia alle orde turistiche. Anche se passando in mezzo ai dehors fitti di gente mi viene amarezza perchè vedo persone tristi e sole.
Aiuto la festa magiara
Aiuto! In Ungheria non ci si capisce proprio niente. La lingua mi arriva come un miscuglio di suoni incomprensibili. Quando entro nei super market (bolt) gesticolo come un idiota per capire il prezzo delle cose e a volte le commesse mi guardano dure e voltano le spalle. Sono antipatici loro? Faccio paura io? Forse solo un popolo invaso troppe volte (mongoli, turchi, russi...) e isolato linguisticamente (con il finlandese che è l'unicas lingua imparentata direttamente hano solo 10 vocaboli in comune)? Ma a volte basta poco: a Nagykanisza Giorgio incontra un giovane "cristo" che corre e così poco dopo ci troviamo dentro alle prove di un coro (I carmina burana!) e più tardi veniamo accolti dagli stessi coristi ad una festa di addio al celibato/nubilato: Santa Ospitalità e Accolgienza! Il mio bicchiere non è mai vuoto, non posso servirmi da sola perché è la futura sposa a farlo. Sangue calliente e un po' di follia, danze ungherese mescolate alla pizzica.
Vado via con due belle battute in tasca:
io "Nagy, ma questa lingua è impossibile! Non si capisce niente!"
Lui "E' vero, infatti, io parlo ungherese, mia moglie parla ungherese e a volte non ci capiamo"
e sempre Nagy prima di salutarci dice: "Grazie il nostro incontro non è un caso, sono sicuro che ci reincontreremo, forse tra 500 anni"
io: "Beh, lasciaci almeno il tuo indirizzo..."
Nagy: "Si volentieri, ma non so se tra 500 anni sarà lo stesso."
(vi sembrerà strano ma tuto questo ce lo siamo detti in italiano...)
Un maître in pantofole
Sandor vive solo, o meglio, con un cane. Sulla facciata della sua casa c'è scritto "Zimmer" e "Parliamo Tedesco".
Ci invita a bere vino, poi arriva un goulasch, poi una zuppa di cavolo
Ha fatto il maître tutta la vita e parla, ci racconta, con rabbia, dignita ed ironia tutto quello quello che non funziona più nel mondo.
La casa è semplice, accogliente, un senso di protezione. Mentre faccio la doccia immagino quelli che sono passati in queste Zimmer, e quelli che non sono passati, "una casa troppo modesta per questa località termale di lusso" così ci dice.
Attraverso lo sguardo e i suoi movimenti immagino tutti i clienti che ha servito nella sua vita, e sento il privilegio di essere servita da un grande maître, ma in pantofole.
Accendini
Non so il suo nome, sta a bada di un cesso pubblico nel parco della città, l'autobus è vicino e noi facciamo nostra una panchina accanto a lui. Regala a Cate un rotolo di carta igienica per Marcellino. Sguscia noci su una sedia a rotelle ma quando gli chiedo da accendere si alza... miracolo! Ne nasce una scena comica mi fa accendere dalla spirale del fornelletto che non ha fiamma ma solo calore, la sigaretta non si accende allora bruciamo un pezzo di carta igienica, il tutto a gesti. Dolcezza, disponibilità e taniche d'acqua per noi tanto preziosa.
(...)
Di nuovo non ho accendino! Fermo un vecchio con bastone, gli faccio capire il mio bisogno, caccia fuori un pacco di cerini ma dentro ci sono monete... mi vuole comprare una sigaretta! Ovviamente gliela regalo e proviamo a comunicare, capisco solo Italia, "prvi rat", la prima guerra mondiale.
Lungo il rio
Finalmente! Dopo tappe tanto dure arriva un regalo: parcheggiando lungo il torrente sentiamo musica, guardiamo dall'altra parte e...una festa! Subito non osiamo avvicinarci ma dopo due ore, verso le nove, la festa continua: io e Caterina partiamo in missione. Un po' emozionate, un po' imbarazzate ci avviciniamo lentamente. È un cerchio di una ventina di anziani, cantano intorno al fuoco vecchie canzoni popolari. Subito accolte, ci fanno sedere: wurstel, pancetta e grappa.
Sembra di essere tornati indietro di molti anni, immagino quante volte hanno fatto feste simili, quando era normale riunirsi così.
Io e Cate per ringraziarli facciamo un canto, loro ci intonano l'inno nazionale italiano... ges?!
Poi continuano, ubriachi, i loro canti con fisarmonica. Ce ne andiamo cantando "? mezzanotte" e li lasciamo l?, nel loro piccolo mondo antico... ormai perduto?
Un viso da panettiera
Tra tante difficoltà ogni tanto, improvviso, arriva un regalo. Milena, occhi azzurri che abbracciano e ciccia tonica avvolgente, insieme a sua sorella -stesse fattezze- vende uncinetti a un banchetto della festa del paese.
Studiano da lontano la nostra performance, attori-statue modificabili dai passanti e pronti al racconto, ed ecco che di colpo, PUF, piombano su noi, ci prendono, ci spostano, ci fanno ballare. Ridiamo, cantiamo (improvvisano con noi i canti che non sanno): una piccola festa.
Incoraggiati dal blitz facciamo uno spettacolo itinerante nella piazza e Milena sempre insieme a noi, sostenendoci e facendo da ponte con gli avventori della festa del paese. Oggi il Cantattore è vicino a quel che dovrebbe essere. Grazie.
Giovane Rasta
Io e Ale lungo il corso in performance. Arriva un Rasta -25 anni?- e si ferma
"Ehi che fate qui? Ah! Viajadores! Anch'io viajato, 3 anni...Spagna, Portogallo, Francia...en Francia poliziotti de mierda que me chupa la polla! Que me chupa la polla! Ehi ce fumiamo un porro? Ah ah ah el porrito.
Bello viaggiare, un po' di giocoleria e poi comunication comunication con persone altri rasta...
Ah, voi avete tutto per dormire e mangiare ma non avete la doccia? Beh es normal, bello el viajador sempre sporco con ascella che puzza! Bello!"
Giovane Rasta, ma perché, dalla Spagna alla Cechia, sei sempre uguale?
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